Nata il 9 luglio 1975, Buenos Aires,Argentina.
Il fare artistico di Andrea Kotliarsky è intriso di un onirismo leggero come i sogni e come l'acqua. Le sue sculture e i suoi rilievi traboccano di umidità, come alcuni luoghi chiusi del privato. Straripano, infatti, i contenitori giganti, oltre ai piccoli recipienti: il bagno, la piscina, la vasca, il vaso, il bicchiere, diventando i ricettacoli di una sorta di liquido amniotico pullulante che sgorga creatività. Ma non si tratta di un' esplicita e programmatica dichiarazione di poetica femminile o femminista, in cui la maternità e gli aspetti biologici della trasformazione del corpo della donna determinano i processi euristici dell'artista. La sensibilità femminile di Andrea non è da rapportare in modo univoco a differenze di genere, bensì a proposte del tutto individuali, a riflessioni sulla propria identità di persona prima ancora che di donna, attraversate da una sorta di fecondità rigogliosa che è per la vita e per l'arte.
L'opera di Andrea propone una squisita meditazione sulla propria quotidianità e sull'essere donna-artista, presentandoci un modo di fare-arte tagliente che prende il via da una visione dell'arte e della vita estremamente personali. Decorativismo e pazienza: le prerogative storiche delle arti -anche applicate- al femminile diventano qualità rivendicate, sentite e richiamate dall'artista, senza pudori di sorta. Riscattiamo Penelope e restituiamo dignità alla forza della sua mano e del suo pensiero! ... sembra asserire Andrea attraverso le sue opere. Nelle sue mani, l'uncinetto diventa un mantra muto capace di scacciare le piccole nevrosi; una tecnica ancestrale e infallibile che, come tutte le abilità legate alla tessitura, rimane unita all'immagine stessa della donna di tutti i tempi e di ogni cultura. Il lavoro ad intreccio diventa per Andrea un mantra visualizzato, una sorta di mandala embrionale che progredisce e si spande, vuotando il cervello dai rumori della vita. Mentre la mano gira con gesto ripetitivo, silenzioso, sempre diverso e sempre uguale, è possibile scrutare dentro e cogliere il vuoto, là dove si trova l'anima nuda e quieta, legata al sé attraverso un inafferrabile filo d'Arianna.
La Kotliarsky non disdegna le technè "povere". Sembra, anzi, ostinarsi proprio nel recuperare gli aspetti tecnici legati ad una dimensione del domestico, del femminile, del privato e del sogno, ad una surrealtà riservata, intimista e confidenziale. Questi motivi portano l'artista a prediligere le tecniche miste ed elaborate, anche nella loro semplicità, affiancate da piccoli particolari sofisticati e "ricchi" che fungono, a volte, da contrappunti stranianti. In effetti, diventa emblematico del suo lavoro l'uso della cartapesta dipinta e sagomata da sofisticati particolari in pizzo, oppure coronata da minuscoli elementi di ceramica smaltata e dorata, specie di "accessori" sontuosi e interscambiabili che contrastano con il materiale povero e leggero. A volte, l'artista esibisce alcune tecniche mutuate dalla decorazione ceramica, ma forse ancora di più da un certo surrealismo alla Ernst, a partire dal transfer print di curiose decalcomanie prelevate da riviste e da giornali, per arrivare a reinventare il frottage e addirittura il grattage, in molte delle sue "scatole misteriose".
Quando Andrea sceglie un tema, diventa sempre un'ossessione: così, vediamo replicarsi a non finire nuotatrici, sguardi, sedie, rubinetti, fiori, in una sorta di ripetizione mai uguale, sempre differente. Lo stesso schema mentale martellante e iterativo si ripropone ancora attraverso la scelta di un pattern: la scacchiera. L'alternanza bianco-nera non è altro che la griglia creata dalle piastrelle -nuovo elemento fittile-surreale che serve da spunto all'artista. Il reticolo bicolore s'intreccia con un'intensa proliferazione di sguardi e, in una sorta di fugace ars combinatoria, la straniante associazione diventa, di volta in volta, una Guardona, tante Curiose, un Osservatore, alcuni Occhi, ancora un altro Guardone... L'artista argentina suggerisce un gioco voyeristico ambivalente e doppio, come quello di chiudersi in bagno per paura di essere spiati, per proteggersi; come quello di nascondersi dietro una maschera per timore di essere scoperti. Forse propone lo scherzo, più insospettabile ancora, di occultarsi dietro il Purificatore per gli occhi, apparentemente innocuo e inaspettatamente aggressivo come un moderno Cadeaux; quello di guardarsi con occhi indiscreti per riuscire a scrutarsi dentro, accettando i rischi e il dolore che queste intromissioni nell'anima comportano. Ma Andrea non ha paura di esplorare nella propria psiche; queste incursioni furtive ha imparato a gestirle a casa, divertendosi con la mamma al gioco degli psicologi.
Il polimaterismo leggero proposto da Andrea, costituito da lana, pizzo, cartapesta e piccoli elementi di ceramica, è sorretto da un polimorfismo metamorfico che ha la forza di una cassa di risonanza. La Kotliarsky ci sorprende spesso con dei veri e propri objet trouvé, che inderogabilmente manipola, rimaneggia e trasforma; con oggetti che smettono di essere contenitori e scatole di cartone o di polistirolo per mascherarsi d'altro e trasformarsi, come nei sogni, diventando oggetti d'arte. La
polisensorialità è direttamente invocata dall'artista, che sembra ripetere a sé stessa, mentre si tuffa in acqua e scende nella parte più profonda: Vorrei sentire tutti gli odori e tutti i suoni improbabili. Con le mani, con la pelle, con i sogni ...! In questo modo è possibile visualizzare e sentire il profumo dei suoi fiori Imparati all'uncinetto, mentre s'installano silenziosi sulle pareti bianche. Fiori ricci, fiori asimmetrici, fiori gialli, ossessivi e concentrici. Fiori lenti, di lana e di cotone; fiori privati che profumano d'attesa, di calma e di nostalgia. Fiori allegri che coronano un sogno e parlano di tempo, di donne e di bambini. In un'inesauribile moltiplicarsi di corolle-nate forse da inconsapevoli schemi visivi del decoro casalingo , la nuova combinazione di elementi floreali incontra altri motivi dell'arredo domestico. Andrea dipinge e scompone, costruisce e decora, per poi decostruire, sedie appiattite e sintetiche che permettono le attese: servono soltanto a lei, le Sedie per l'uncinetto Nel frattempo, si ascolta un suono: tsit, tsit. Sono gli occhi che scrutano, lo sguardo che scende e, mentre spia, scivola attraversando le spalle. Andrea si gira perché sente ancora: tsit, tsit, Ed è la Guardona che chiama,. Vuole toccare le sculture per potere metterle in azione; perché attraverso la mano si attiva anche l'udito e, attraverso questo senso, si mettono in moto i sogni. È la musica che arriva al cuore delle belve; come c'insegna Orfeo, mentre uno suona,.l'altro sana. In questo modo, Andrea propone i suoi taumaturgici Sanadores, vale a dire oggetti suonatori o suonanti che diventano "sanatori", vera e propria medicina acustica per l'anima. Così, Il tuo cuore è il mio giardino non è altro che un cubo con manopola da rubinetto che attiva la sonorità che vive al suo interno, strano meccanismo intonatore di rumori. Le casse di risonanza visiva e sonora inventate dalla Kotliarsky ci consegnano l'eco di un rumorismo giocato con umorismo. L'artista ci propone l'onda espansiva di un suono che ci scopre e poi ci fa sorridere perché, attraverso il ritmo metallico dell'ironia, ci tocca diritti nell'anima; attraverso un carillon che fa ritrovare nudo il nostro io, come fosse un neonato.