Guido Coletti

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Il suo modo di operare è sempre stato bivalente, fatto dal decostruire-costruire e attraversato dalla ri-utilizzazione, dal ri-farsi; termine quest’ultimo da intendere come rimettere, ovvero, porre ma in altre condizioni. Intendendo, in tal senso, indagare, attraverso il segno aniconico, nella complessa realtà contemporanea che non può essere ricondotta ad un mero scontro di civiltà poiché ha sicuramente basi certe nella materia e nel pragmatismo materico. Tutto il suo lavoro, dunque, ha visibilizzato il linguaggio del “materiale e dell’oggetto”. Attualmente lavora con le polveri piriche. E’ l’utilizzo di un materiale che ha determinato la prima contaminazione dell’era contemporanea. L’artista utilizza il carbone, lo zolfo e il salnitro su tele già dipinte per meglio evidenziare una configurazione filosofeggiante sul preesistente. La polvere pirica dimostra così tutta la sua capacità “estetizzante – contaminante”, attraverso abbruciature e violenze che evidenziano definitivi mutamenti socio-culturali. Gli eventi provocati dalle polveri piriche sono sotto il nostro sguardo, costantemente proposti attraverso reiterazioni mediali così accelerate che svuotano di significato e di senso ogni dramma. La presa di coscienza, dunque, non è una interrogazione, ma una dimensione; e la dimensione esige concretezza nell’azione, nelle forme, nei gesti, poiché definisce l’essenza delle cose. La dimensione si presenta, si esibisce, mostra sé stessa e la sua realtà. Far vedere qualcosa non è rappresentare qualche cosa. Questo è ciò che intende con il suo operare, dato che ha anche il significato di convocare la realtà oggettiva, nella quale non solo indifferentemente viviamo, ma ancor più tragicamente coinvolgiamo il futuro. I suoi quadri ora impongono di guardarci dentro, di indagare tra le ustioni, perché così saranno più interni, intimi.

I prodotti di Guido Coletti per Ottobarradieci
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